Il motore che ha reso FIAT invincibile per decenni: cosa c’era dentro che nessun altro riusciva a replicare

C’è stato un tempo in cui FIAT era sinonimo di eccellenza motoristica, un’epoca in cui Torino dettava legge nel panorama automobilistico mondiale. Sotto la guida visionaria di Gianni Agnelli, il Lingotto aveva motorizzato un’intera nazione e conquistato mercati ben oltre i confini italiani. Oggi quel mondo sembra lontanissimo: la FIAT è entrata nell’orbita di Stellantis, condividendo piattaforme e meccaniche con Peugeot e Citroën, perdendo progressivamente quella specificità tecnica che l’aveva resa grande. Ma la storia non si cancella, e tra i capitoli più luminosi di questo brand c’è sicuramente quello legato a un propulsore che ha fatto scuola a livello globale.

Il motore Multijet: quando FIAT cambiò le regole del gioco

Chiedete a qualsiasi esperto di motori diesel qual è stata la svolta tecnologica più significativa degli ultimi decenni nel segmento: la risposta difficilmente eviterà di citare il sistema Multijet di FIAT. Nata nel 1999, questa famiglia di propulsori a gasolio ha rappresentato un punto di rottura netto rispetto a ciò che esisteva in precedenza. Non si tratta di un singolo motore, ma di una vera e propria piattaforma tecnologica che ha attraversato generazioni, normative e segmenti di mercato molto diversi tra loro.

Il segreto del suo successo risiede nell’adozione di un sistema di iniezione common rail di seconda e terza generazione, capace di garantire una combustione più precisa, consumi ridotti ed emissioni contenute rispetto ai diesel tradizionali dell’epoca. Una soluzione che i concorrenti guardavano con ammirazione e che molti hanno cercato di replicare.

Dal debutto sull’Alfa Romeo 156 fino all’Euro 6

La prima applicazione su scala mondiale del Multijet avvenne nel 2002 sull’Alfa Romeo 156 1.9 M-JET 16V, un’auto che divenne immediatamente un punto di riferimento per chi cercava piacere di guida senza rinunciare all’efficienza. Da quel momento, l’adozione di questa tecnologia si è allargata rapidamente.

  • Il Multijet più piccolo della famiglia è un 1.3 litri, utilizzato su numerosi modelli compatti
  • Il Multijet più grande è un 3.0 litri, destinato ai veicoli commerciali pesanti di FIAT e di altri brand premium
  • Nel 2009 debuttò la seconda generazione, omologata Euro 5
  • Nel 2013 arrivò la versione Euro 6, presentata sull’Alfa Romeo Giulietta

Un’eredità che va oltre i confini del gruppo

Uno degli aspetti più significativi della storia del Multijet è la sua capacità di uscire dai confini del gruppo italiano per essere adottato da costruttori terzi. Questo tipo di trasferimento tecnologico non avviene per caso: succede solo quando un motore viene riconosciuto come superiore alla media del mercato. Dal 2013, dopo il passaggio della proprietà intellettuale a FCA, il Multijet ha continuato a essere prodotto e sviluppato dalla divisione Powertrains Technologies.

Ciò che rende questa storia ancora più affascinante è la longevità di una tecnologia nata nel secolo scorso e rimasta competitiva per decenni, superando aggiornamenti normativi severi senza perdere la propria identità. Il Multijet non è stato solo un motore vincente: è stato la prova concreta che l’ingegneria italiana, quando lavora al massimo delle proprie possibilità, non ha nulla da invidiare a nessuno.

Lascia un commento