I Leoni di Sicilia esistono davvero: la storia vera dei Florio che Disney+ non ti racconta fino in fondo

Pochi sanno che dietro la Targa Florio, una delle gare automobilistiche più leggendarie della storia, c’è una famiglia che ha scritto pagine fondamentali dell’economia e della cultura italiana. I Florio di Sicilia non erano semplicemente ricchi: erano un simbolo di potere, visione e ambizione, in un’epoca in cui l’Italia stava ancora cercando sé stessa.

Chi erano davvero i Florio: una dinastia oltre il mito

La serie TV I Leoni di Sicilia, rilasciata il 25 ottobre 2023 su Disney+ e presentata in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, ha riportato sotto i riflettori una saga familiare che affonda le radici tra la fine del Settecento e l’Unità d’Italia. Diretta da Paolo Genovese e scritta da Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo, la serie ha riacceso una domanda che molti appassionati di storia economica si pongono: i Florio erano più ricchi degli Agnelli?

Il confronto è suggestivo ma va contestualizzato. Alla morte dell’ultimo grande esponente della famiglia, il patrimonio dei Florio ammontava all’equivalente di circa 57,4 milioni di euro odierni. Una cifra considerevole, ma lontana dalle dimensioni del colosso industriale torinese. Tuttavia, ciò che i Florio hanno lasciato in eredità va ben oltre il dato economico: hanno cambiato il volto dell’Italia meridionale e inventato qualcosa di immortale nel mondo dei motori.

Vincenzo Florio jr e la nascita della Targa Florio

Vincenzo Florio jr era figlio del senatore Ignazio Florio, armatore e produttore di vini. Dopo la scomparsa del padre, insieme al fratello ereditò un impero. Ma Vincenzo aveva una passione divorante per i motori, al punto da scendere in pista come pilota. Questa passione si tradusse in iniziative destinate a lasciare il segno:

  • Nel 1905 nacque la Coppa Florio
  • Nel 1906 fu organizzata la prima Targa Florio sulle strade delle Madonie
  • Nel 1907 venne ideato il Giro di Sicilia
  • Nel 1913 fondò l’Automobile Club di Sicilia
  • Nel 1920 aggiunse la Targa Florio motociclistica

Vincenzo sposò la principessa Annina Alliata di Montereale in un matrimonio celebrato nella chiesa di Casa Professa a Palermo, considerato il più sfarzoso dell’epoca. Tra gli ospiti figuravano il principe di Sciara e il principe di Scordia. È scomparso il 6 gennaio 1959, sepolto nella cappella di famiglia al Cimitero di Santa Maria di Gesù.

La Targa Florio: un tracciato che metteva alla prova uomini e macchine

La Targa Florio venne disputata complessivamente 61 volte, dal 1906 al 1977. Il suo tracciato montuoso sulle Madonie era noto per essere uno dei più impegnativi al mondo: richiedeva ai piloti una concentrazione estrema e metteva alla prova ogni limite tecnico delle vetture. Non a caso, completare la gara era già di per sé considerato un risultato di valore.

Nel 1957, con la trasformazione in prova di regolarità, e soprattutto dopo il ritiro della Mille Miglia in seguito alla tragedia del 1957, gli organizzatori della Targa si trovarono a un bivio: sopprimere tutto o reinventarsi. Scelsero di resistere. Dal 1978 la competizione si è evoluta in un omonimo rally, e nel maggio 2016 si è corso il 100° Rally Targa Florio, testimonianza di una longevità straordinaria.

Il tracciato delle Madonie oggi

Quelle strade siciliane che hanno visto sfrecciare i più grandi piloti della storia continuano ad attirare le auto più esclusive al mondo. Ancora oggi il percorso è teatro della Ferrari Cavalcade, uno degli eventi più attesi dagli appassionati del Cavallino Rampante, a dimostrazione di quanto quella terra abbia segnato in modo indelebile la cultura automobilistica italiana.

I Florio non hanno semplicemente vissuto da ricchi: hanno costruito un’eredità sportiva e culturale che nessun bilancio patrimoniale può davvero misurare. E quella Targa, ancora oggi, ne porta il nome.

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