Anche tu butti via l’olio del tonno in scatola? Prima di farlo, leggi questo

Il tonno sott’olio è uno di quegli alimenti che troviamo quasi sempre in dispensa, pronti a salvare un pranzo improvvisato o ad arricchire un’insalata dell’ultimo minuto. Ma dietro quella praticità si nasconde una domanda che vale davvero la pena porsi: è davvero un alimento sano, o ci sono aspetti nutrizionali che di solito vengono sottovalutati?

Cosa contiene davvero una lattina di tonno sott’olio

Il tonno in scatola è una fonte proteica di tutto rispetto: per ogni 100 grammi si aggirano intorno ai 25-27 grammi di proteine ad alto valore biologico, con un profilo aminoacidico completo. Fin qui, tutto bene. Il punto critico arriva quando si considera l’olio di conservazione. La maggior parte dei prodotti in commercio utilizza olio di girasole, che ha un rapporto omega-6/omega-3 particolarmente sbilanciato. Questo non è un dettaglio trascurabile: un eccesso di omega-6 nella dieta quotidiana può favorire processi infiammatori cronici, soprattutto se il consumo di pesce azzurro fresco o altri alimenti ricchi di omega-3 è basso.

Il tonno sott’olio d’oliva, invece, offre un profilo lipidico decisamente migliore, anche se il prezzo tende a salire. Vale la pena leggere l’etichetta con attenzione prima di mettere la lattina nel carrello.

Il sodio: il vero elemento da tenere d’occhio

Un aspetto che spesso passa in secondo piano è il contenuto di sodio. Il tonno in scatola viene spesso conservato in salamoia o con aggiunta di sale, e i valori possono variare enormemente da marca a marca: si va da circa 250 mg fino a oltre 400 mg di sodio per 100 grammi. Per chi segue una dieta iposodica o ha problemi cardiovascolari, questa differenza non è affatto irrilevante. Sciacquare il tonno sotto l’acqua corrente prima di consumarlo riduce il sodio in modo significativo, fino al 30% secondo alcune stime, senza intaccare il valore proteico.

Mercurio e frequenza di consumo: quello che dice la scienza

Il tonno appartiene alla categoria dei pesci predatori di grandi dimensioni, il che lo rende soggetto al fenomeno della bioaccumulazione del mercurio. L’EFSA, l’autorità europea per la sicurezza alimentare, raccomanda di moderarne il consumo soprattutto per donne in gravidanza, bambini e adolescenti. Per gli adulti sani, due o tre porzioni a settimana rimangono nella fascia di sicurezza, ma superare questa soglia regolarmente non è privo di rischi sul lungo periodo.

Come integrarlo nella dieta in modo intelligente

Il tonno sott’olio non va demonizzato, ma va consumato con consapevolezza. Alcune accortezze pratiche che fanno davvero la differenza:

  • Preferire il tonno conservato in olio extravergine d’oliva anziché in olio di semi
  • Controllare sempre il contenuto di sodio in etichetta e scegliere le varianti “a basso contenuto di sale”
  • Non superare le due o tre porzioni settimanali, alternando con altri tipi di pesce
  • Sciacquarlo prima dell’uso per ridurre ulteriormente sale e olio in eccesso

Il tonno in scatola resta un alimento valido, economico e versatile. Ma come spesso accade in nutrizione, la qualità del prodotto che si sceglie e la frequenza con cui lo si consuma fanno tutta la differenza tra un alleato della salute e un’abitudine alimentare da rivedere.

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